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«Remembrance is not a violation»: flash mob all’Arco della Pace

All’Arco della Pace, a Milano, ci siamo trovati indossando caschi coperti dai volti degli atleti ucraini uccisi dalla Russia. Sui palmi delle mani e sul viso una frase sola: remembrance is not a violation, ricordare non è una violazione.
Il flash mob è in sostegno di Vladyslav Heraskevych, squalificato dal Comitato Olimpico Internazionale per aver voluto indossare un casco con i volti degli atleti uccisi durante la sua gara a Milano Cortina 2026. Per il CIO si tratta di una dichiarazione politica. L’atleta ha presentato ricorso al Tribunale arbitrale dello sport.

Ogni casco portava una scheda: un nome, una disciplina, un’età. Alina Perehudova, quattordici anni, sollevamento pesi, uccisa nel 2022 insieme alla madre durante i bombardamenti russi su Mariupol. Oleksii Shaparov, trentuno anni, caduto in combattimento vicino a Bakhmut. E molti altri.
Sul cartello azzurro tenuto alto davanti all’Arco, i versi di Gianni Rodari: «Ci sono le cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra».

«Il CIO ritiene che parlare del proprio dolore crei una situazione di conflitto. Noi crediamo che sia una prospettiva profondamente fuorviante, e un fraintendimento dello spirito delle regole scritte e dei valori fondamentali dei Giochi Olimpici.
Parlare di ciò che stanno attraversando gli atleti in Ucraina non crea un conflitto: al contrario, mette in evidenza il vero valore della pace. È un’espressione umanitaria.
Se i Giochi vogliono essere una piattaforma capace di costruire la pace e un mondo migliore, non chiudiamo gli occhi sulla realtà mettendo a tacere chi subisce un’aggressione brutale.
A Vladyslav dovrebbe essere permesso di onorare gli sportivi, mettendo gli atleti al centro del Movimento Olimpico, come afferma la missione stessa dei Giochi.»

